Il percorso di Ulisse.

Nove murales lungo via Lebina, a Sperlonga, raccontano l'Odissea sui muri bianchi del borgo. Non è un museo: è un vicolo che si percorre a piedi, una scena alla volta.

9 scene lungo il vicolo Sperlonga, Lazio

«Narrami o… Sperlonga». Si potrebbe parafrasare così il progetto di portare nella storica via Lebina un percorso di immagini e murales dedicato alle gesta di Ulisse e alle fasi cruciali dell'Odissea. Prende vita nell'ottobre 2023, da un'idea del presidente del consorzio Sperlonga Turismo, Leone Armando La Rocca.

I murales sono integrati nei vicoli del borgo e costruiscono un percorso vero e proprio. Il progetto ha visto la collaborazione di Sperlonga Turismo con il Comune di Sperlonga e il Museo Archeologico, con la direttrice Cristiana Ruggini; i murales sono dell'artista Marco Longo (ROBOF Studio), i pannelli informativi di Franca Del Vecchio (Interni a Mano), con decori a rilievo ispirati alle decorazioni classiche.

Per chi imbocca via Lebina c'è una sorpresa in più: le alzate degli scalini portano alcuni versi celebri dell'Odissea — un'attrazione dentro l'attrazione, in uno dei vicoli più iconici del borgo.

L'arco bianco del lungomare di Sperlonga, affacciato sul mare e sulla spiaggia

Sperlonga

Il murale di Atena e della nave di Telemaco, dipinto sul muro sotto l'arco che precede via Lebina

Atena e la partenza di Telemaco

Figlio unico di Ulisse, Telemaco svolge un ruolo di primo piano nell'Odissea. La mancanza del padre lo spinge a partire in cerca di sue notizie. Ad aiutarlo è Atena, in veste di «Mentore», che lo guida nei viaggi a Pilo, Sparta e poi di nuovo Itaca.

Sui muri sotto l'arco che porta verso il centro storico, e che precede via Lebina, sono raffigurati Atena e l'imbarcazione con cui Telemaco partirà.

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Il murale di Ulisse in primo piano con il copricapo, e alle sue spalle la zattera con una vela di fortuna

Ulisse e la zattera

La dovizia di particolari con cui l'Odissea descrive la costruzione della zattera è tale da sembrare quasi un manuale tecnico. Molti studiosi parlano di una vera imbarcazione: le peripezie in mare di Ulisse restano una simbologia profonda.

Sul tratto iniziale di via Lebina Ulisse è in primo piano con il tipico copricapo, mentre alla sua sinistra si intravede in mare la zattera con la vela di fortuna.

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Il murale di Polifemo, il ciclope con un occhio solo, ritratto mentre beve dalla coppa offerta da Ulisse

Polifemo

«Un rozzo e bestiale pastore monòcolo»: così il nono libro dell'Odissea descrive uno dei personaggi più rappresentati nell'immaginario collettivo. Non a caso una delle raffigurazioni più famose è il gruppo marmoreo ritrovato nella Villa di Tiberio, oggi esposto nel museo archeologico di Sperlonga.

Nel murale di via Lebina Polifemo è ritratto nell'atto di bere il vino adulterato offerto da Ulisse, presentatosi con il nome di «Nessuno».

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Il murale di Eolo, re dei venti, raffigurato con il vaso che racchiude i venti sfavorevoli

Eolo

Eolo è il re e protettore dei venti, figura centrale nelle peripezie di Ulisse verso Itaca. Nel celebre episodio dona a Ulisse un vaso che racchiude i venti sfavorevoli alla navigazione: i compagni, che non ne conoscono il contenuto, commettono l'errore di aprirlo proprio quando all'orizzonte appare la tanto desiderata Itaca.

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Il murale di Poseidone che imbraccia il tridente, con alle spalle un mare in tempesta e nuvole scure

Poseidone

Divinità degli antichi Greci, nell'Odissea è descritta la sua ira per l'oltraggio di Ulisse verso il figlio Polifemo. Un'ira che per gli studiosi simboleggia «il persecutore divino che causa le peripezie e le sciagure dell'eroe umano».

Sui muri di via Lebina è raffigurato mentre imbraccia minaccioso il tridente, con cui «scuote la terra e ne fa zampillare le sorgenti». Alle sue spalle imperversa il mare, sovrastato da nuvole scure.

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I murales di Scilla e Cariddi, dipinti uno di fronte all'altro sui due lati del vicolo

Scilla e Cariddi

Sono i mostri dello Stretto di Messina: le entità che divorano gli uomini o risucchiano le navi facendole naufragare. Grazie agli avvertimenti di Circe, Ulisse riesce a passare indenne fra le due avversità, superando anche il pericoloso canto delle Sirene.

Qui Scilla e Cariddi sono poste minacciosamente una davanti all'altra: il visitatore che sale dalla parte bassa le scorge da ambo i lati.

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Il murale di Nausicaa con un vestito blu e un'anfora d'argilla, sullo sfondo del mare

Nausicaa

Bella, giovane e spensierata, Nausicaa è descritta nell'Odissea come una fanciulla sulla soglia dell'età adulta. È lei ad aiutare Ulisse, fornendogli l'imbarcazione che gli permetterà di tornare a Itaca.

In via Lebina è raffigurata con un contenitore d'argilla per raccogliere l'acqua e un vestito blu, come il mare sullo sfondo, dove si intravedono scorci del promontorio dell'isola.

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Il murale di Penelope con il viso appoggiato sul palmo della mano, mentre guarda l'orizzonte

Penelope

L'emblema della fedeltà, simbolo della casa e del ritorno alla famiglia, al punto da essere quasi catalogata dagli studiosi come l'equivalente femminile di Odisseo. Nei versi omerici è sempre intenta a filare di giorno e disfare di notte il sudario del suocero Laerte, per ritardare la scelta di un nuovo consorte.

In via Lebina è ritratta appoggiata con il viso sul palmo della mano, mentre scruta speranzosa l'orizzonte.

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Il murale di Ulisse che tende l'arco, dipinto sotto l'ultimo arco di via Lebina

Ulisse e l'arco

È una delle scene finali del ritorno a Itaca. La gara con l'arco, che nessuno dei pretendenti di Penelope riesce a tendere, è l'ennesima prova per Odisseo: un arco che soltanto lui potrà tendere, e a cui riesce ad accedere solo con l'aiuto della stessa Penelope.

Qui la figura di Ulisse con l'arco si trova sotto l'ultimo arco, quello che porta il visitatore ai piedi della scalinata dell'ex chiesa, oggi auditorium comunale.

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Un murale con la prua di una nave e l'occhio dipinto, sotto un arco affacciato sul mare e sulla spiaggia

Il borgo, dall'alto.

Coda

Lo stesso promontorio su cui corre il percorso, ripreso dal drone e da terra: novanta secondi fra il lago, la torre e la Grotta di Tiberio, dove fu ritrovato il gruppo marmoreo di Polifemo.

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